SUGLI IMPIANTI PER IL TRATTAMENTO DELL’ORGANICO PROVENIENTE DALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Primo aspetto di cui dobbiamo essere consapevoli è il fatto che per compiere ogni nostra attività, da quelle più banali come ad esempio mangiare a quelle più complesse come utilizzare apparecchiature tecnologiche, abbiamo avuto bisogno di prelevare prodotti dall’ambiente. Per disporre della pasta, della carne, degli ortaggi e della frutta, abbiamo utilizzato risorse come suolo, acqua, energia, la cui disponibilità non è illimitata, come anche per costruire le apparecchiature abbiamo avuto bisogno di materiali inorganici (metalli, sali, ecc.) prelevati dal sottosuolo e parimenti illimitati per taluni. Anche gli idrocarburi fossili, tra tutti il petrolio, trovano origine da materiali vegetali seppelliti in ere passate e mineralizzati. Tutte risorse che dunque non hanno una disponibilità illimitata.

Di contro sappiamo che la velocità con cui oggi siamo in grado di consumare dette risorse ha oramai superato quella con cui le stesse si riformano. Ciò inizia a costituire un limite al nostro sviluppo, alla nostra sopravvivenza.

E allora cosa fare?

Semplicemente imitare quello che avviene in natura e cioè “non buttare nulla”, riciclare ogni materiale in modo da poterlo rimettere nei cicli di utilizzo, dismissione, disgregazione, e di nuovo utilizzo…

Ecco perché da qualche anno si promuove la cosiddetta “economia circolare”, dove le “sostanze” sono elaborate e utilizzate per poi essere reimmesse nel “ciclo chiuso” o “rigenerativo”.

Presupposto indispensabile alla nostra sopravvivenza è dunque rigenerare tutto ciò che non ci serve più, ciò che per noi ora costituisce un rifiuto.

In Campania in modo generalizzato siamo in ritardo nella realizzazione delle infrastrutture, l’impiantistica, per la gestione del ciclo dei rifiuti. In particolare siamo in ritardo sul soddisfacimento del fabbisogno di impianti deputati al trattamento della principale e forse più reattiva delle componenti dei rifiuti che ogni giorno le famiglie producono, la cosiddetta “frazione organica” o “umido”, cioè i residui di cibo o preparazioni alimentari e le frazioni assimilabili, come la carta per alimenti sporca di residui alimentari.

Un bel passo in avanti lo abbiamo fatto nel riuscire a raccogliere l’organico per buona parte in maniera differenziata, cioè selezionata in modo che non contenga materiali di diversa natura (plastica, metallo, vetro, ecc) che non sono biodegradabili in tempi relativamente rapidi. Tuttavia, senza disporre di impianti che possano trattarlo siamo costretti a mandarlo in altre regioni sobbarcandoci notevoli costi aggiuntivi.

D’altra parte, uno dei tre capisaldi della condanna inflittaci dalla Corte di Giustizia Europea per il mancato rispetto della Direttiva Comunitaria sui Rifiuti, che ci costa ben 40.000€ al giorno, è proprio connesso alla mancanza degli impianti per il trattamento dell’organico proveniente dalla raccolta differenziata, in pratica oltre al danno anche la beffa.

Per colmare il deficit di impianti per il trattamento dell’organico proveniente dalla raccolta differenziata non vi è dubbio dunque che si debba procedere nei tempi più brevi possibili e ricorrere alle migliori pratiche e tecnologie disponibili.

Per quanto riguarda le migliori pratiche, un aspetto prioritario è sicuramente rappresentato dal prevedere la collocazione degli impianti in aree industriali in quanto adeguatamente predisposte, in un sito la cui posizione rispetto ai vari comuni serviti è prossimale ai maggiori flussi di organico da trattare,  …..

Per quanto invece riguarda le migliori tecnologie, è opportuno che si realizzino impianti di tipo combinato, che cioè utilizzino sia il processo aerobico (più noto come compostaggio) che quello anaerobico, in modo da ottenere le migliori performance dal punto di vista del consumo energetico (produzione di energia elettrica, termica, biometano) e dei prodotti finali (ammendante compostato utile alla concimazione organica dei suoli). Gli studi comparativi effettuati rilevano infatti significativi vantaggi per gli impianti di tipologia combinata sia in termini di risparmio energetico che di emissioni di anidride carbonica climalterante (CO2). Sempre in merito alle migliori tecnologie altro aspetto di primaria importanza strutturale è la previsione del totale confinamento dell’impianto al fine di garantire che tutte le fasi suscettibili di determinare la dispersione di miasmi avvengano in depressione e i flussi all’esterno siano preventivamente filtrati. È purtroppo tra i più ricorrenti il problema dei miasmi generato proprio dalla mancanza di detto presidio.

Quanto alla diffidenza di tanti cittadini nei confronti di questi impianti si deve riconoscere pensando ai misfatti causati dalle pubbliche amministrazioni nell’emblematico quindicennio dell’emergenza rifiuti in Campania che tutti i torti non hanno.

Oggi, tuttavia, proprio noi cittadini abbiamo la possibilità di vincere la grande battaglia di civiltà che ci si prospetta dinanzi, agendo con responsabilità ed impegno civico al fine di assicurare che siano finalmente poste le condizioni per uno sviluppo del territorio che non pregiudichi la prospettiva di generare benessere e qualità ambientale.

Lo potremo fare evitando di opporre preordinati “NO” alla realizzazione degli impianti che sono necessari, ma piuttosto, nel nostro interesse, monitorando e partecipando alle scelte in modo che le stesse siano in grado di assicurare la migliore realizzazione degli impianti.

 

Un video molto interessante, a proposito di impianti all’avanguardia