mare-pennelli-frangiflutti-anzio-latina-47832Si sa che non sempre alle buone intenzioni seguono soluzioni efficaci. È il caso del Grande Progetto “Interventi di difesa e ripascimento del litorale del Golfo di Salerno”. È un dato che finalmente la Regione Campania prova a far fronte all’annoso problema dell’erosione costiera, che sta progressivamente facendo arretrare la linea di costa tra Salerno ed Agropoli, tuttavia è altrettanto evidente che la soluzione individuata dai tecnici di Regione e Provincia rischia di essere una medicina peggiore del male.
Infatti, se da un lato l’Unione Europea, nello studio “Eurosion”, fa riferimento in tutta l’impostazione d’intervento alla “naturale resilienza” della costa, citando quali strumenti utili al contrasto del fenomeno erosivo “il ripristino del bilancio sedimentario costiero” (cioè il trasporto dei sedimenti da parte dei fiumi), “la creazione di spazi utili alla fisiologica erosione costiera” (ovvero liberare le spiagge dal cemento) e la “definizione di Giacimenti strategici di sedimenti” marini e costieri (le dune), dall’altro il gruppo progetto di Regione Campania e Provincia di Salerno propongono un intervento che non abbiamo esitato a definire “fuori dal mondo”.
Un intervento massiccio di ingegneria “preistorica” che, a fronte di 70 milioni di euro investiti, realizzerà a mare 40 pennelli (barriere longitudinali rispetto alla costa e realizzati con rocce calcaree), che si addentreranno al largo per oltre 100 metri, terminando con una barriera sotto il pelo dell’acqua di 80 metri di lunghezza parallela alla linea di costa. Queste “T” saranno posizione lungo i quasi 30 chilometri di costa del Golfo dal nuovo porto di Marina d’Arechi, fino a quello di Agropoli. A Battipaglia ce ne toccheranno circa 10, grosso modo una ogni 400 metri. Ma, a fronte del forte impatto delle strutture, che andranno a modificare completamente il profilo e l’ecosistema costiero, e del loro costo, la loro efficacia lascia poche speranze al nostro litorale. Esperienze a noi vicine, dalla Toscana all’Emilia fino al Lazio, stanno da anni abbandonando e rimuovendo queste opere rigide, realizzate nei decenni scorsi, che non hanno ridotto il fenomeno, anzi spesso lo hanno aggravato. Le cosiddette barriere soffolte, poi, interrompono il naturale scambio tra il mare e la costa, provocando un grave fenomeno di ristagno dell’acqua e relativo rischio di proliferazione di alghe tossiche. È dell’anno scorso il caso di una decina di bagnanti intossicati nel mare ligure dalla presenza della ben nota Ostreaopsis ovata, proliferata laddove vi erano barriere frangiflutto.
La nuova strategia di contrasto dell’erosione costiera, invece, si basa sui ripascimenti morbidi, uniti ad interventi collaterali che favoriscono il naturale apporto di sabbie dai fiumi e la stabilizzazione delle dune con la vegetazione. Più naturale, più economica e più efficace. Un laboratorio open-air di come si contrasta il fenomeno è a Paestum, dove nell’Oasi dunale “Torre di Mare” Legambiente da 15 anni protegge la duna e la sua vegetazione, anche per contrastare il fenomeno erosivo.
Responsabilmente lavoreremo affinché il progetto possa essere migliorato e il tiro raddrizzato. Lo abbiamo già chiesto insieme ad associazioni e portatori d’interesse durante gli incontri svoltisi nelle scorse settimane presso i Comuni coinvolti nel Grande Progetto. Ci rivolgeremo al Ministero dell’Ambiente e all’UE. Ma soprattutto lo chiederemo attraverso incontri pubblici e manifestazioni nei prossimi mesi. A tal fine si sta costituendo un comitato intercomunale che riunisce associazione e cittadini, denominato RinasciMare,  che nei prossimi mesi svolgerà opera di informazione e sensibilizzazione sul progetto e le sue possibili alternative.

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